Bioplastiche: distinguere realtà da fantasia (e cattiva informazione) - pro-mo.it

Bioplastiche: distinguere realtà da fantasia (e cattiva informazione)

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Mentre la lotta al marine litter diventa legge, le stesse industrie che producono bioplastiche sollevano qualche dubbio sul fatto che questi materiali siano la panacea di tutti i mali dell’ambiente. Il 10 novembre scorso, nell'ambito del convegno "Rifiuti marini: gestione e misure preventive per mare più produttivo", Francesco Degli Innocenti della stessa Novamont dichiarò che pensare di risolvere il marine litter sostituendo la plastica con la bioplastica è… impensabile: "Qualsiasi prodotto rilasciato nel mare è un potenziale agente stressante".

Un rapporto della Deutsche Umwelthilfe, organizzazione ambientale indipendente, mette in evidenza un altro aspetto della questione: il cosiddetto "greenwashing". Per cercare di dare al proprio prodotto un aspetto più ecosostenibile, molte aziende ricorrono alle bioplastiche. Ma, ci si chiede nello studio, quanto sono davvero ecofriendly questi materiali?

Innanzitutto è importante ricordare la distinzione tra plastiche biobased e biodegradabili. Le prime sono parzialmente o largamente composte da risorse rinnovabili: ne è un esempio il bio-PET. Dall'altra parte, le plastiche biodegradabili o compostabili sono quelle che possono essere decomposte da microrganismi attivati da specifiche condizioni ambientali: ne è un esempio il PLA. Ma, sottolinea il rapporto, nel suo fine vita il PLA non è riciclato come le altre plastiche, dato che non ci sono processi adatti allo scopo.

Inoltre, il rapporto si chiede: l'uso di materie prime rinnovabili è davvero sostenibile come sembra? Infatti, anche per coltivare lo zucchero di canna o il mais OGM per creare le bioplastiche sono necessari combustibili fossili. "Il Life cycle assessment mostra che le plastiche bio-based e biodegradabili non comportano un complessivo vantaggio ambientale – si legge nel rapporto, che aggiunge – Un risultato migliore potrebbe essere raggiunto dall'uso di residui agricoli o materiali grezzi".

Lo stesso compostaggio delle plastiche non è sempre a impatto zero. Innanzitutto, questo tipo di materiale si decompone solo in specifiche condizioni ambientali e non sempre il risultato è efficace. Per questo motivo, spesso questo genere di plastiche, insieme ad altre, viene rimosso dai rifiuti organici e avviato alla termovalorizzazione, per "recuperare energia".

I risultati e le raccomandazioni dello studio di Deutsche Umwelthilfe vanno nella stessa direzione dello studio di LCA comparativo sulle stoviglie per uso alimentare commissionato a suo tempo dal Gruppo Pro.Mo, che da anni cerca di impostare un dibattito costruttivo sulle plastiche e sui prodotti alternativi. La ricerca scientifica di Life Cycle Assessment LCA sostenuta da Pro.Mo ha sottolineato infatti come l'impatto ambientale del ciclo di vita delle stoviglie monouso in plastica (polipropilene e polistirene) risulta mediamente inferiore rispetto a quello delle stoviglie compostabili in acido polilattico (PLA) e in polpa di cellulosa oggetto dello studio.

“Mi sembra che le valutazioni della Deutsche Umwelthilfe, che di certo non si distingue per particolare simpatia verso le “plastiche tradizionali”, debbano far riflettere" – sostiene Marco Omboni, presidente di Pro.mo. "Troppo spesso, per risolvere problemi ambientali si cercano soluzioni abborracciate, e sul percorso verso l’economia circolare e la massima sostenibilità possibile si prendono scorciatoie che finiscono per essere contro-producenti. Soprattutto, vedo con piacere che le considerazioni di DU in tema di analisi del ciclo di vita sono coerenti con gli esiti dello studio che a suo tempo abbiamo commissionato: l’auspicio è che adesso quello studio, bistrattato e respinto a priori per quanto avvalorato dalla asseverazione dell’autorevole ente terzo SGS, diventi finalmente elemento per un confronto serio, mirante a collocare, come sempre diciamo, il prodotto giusto all’uso (e al fine vita) giusto”.

Tutti i produttori soci Pro.mo hanno impostato la loro attività sull'attenzione all'impatto ambientale dei propri prodotti, un obiettivo che l'intero Gruppo si impegna a perseguire. L'uso consapevole, dall'acquisto (possibilmente di prodotti made in Italy) al conferimento al corretto fine vita (perché anche piatti e bicchieri in plastica possono e devono essere riciclati), è la via giusta per pesare il meno possibile sull'ambiente.

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