Bruxelles, un museo dedicato alla plastica: Plasticarium - pro-mo.it

Bruxelles, un museo dedicato alla plastica: Plasticarium

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Dustin Hoffman ne "Il Laureato" lo sapeva. Ascoltando un amico del padre consigliarlo per il suo futuro, questi gli disse: "Plastica, Ben. Il futuro è nella plastica". All'Adam si racconta la storia di questo futuro.

Adam è il nuovo museo di arte e design, inaugurato a cento metri dall'Atomium di Bruxelles. Al centro di questo polo museale spicca l'esposizione permanente Plasticarium, una mostra interamente dedicata alla plastica e ai suoi manufatti, creata grazie alla collezione di oggetti raccolti dal 1987 da Philippe Decelle. Dagli arredi Kartell alle calcolatrici Olivetti, sono raccolti i prodotti del design e dell'ingegno umano che, grazie alla plastica, hanno cambiato la nostra vita.

Il progetto di Decelle, ingegnere civile, ha lo scopo di offrire un quadro completo degli oggetti creati con la plastica tra gli anni Sessanta e Settanta.

Il percorso inizia con la sedia Universale che Joe Colombo disegnò nel 1967 per Kartell. Questo oggetto ha un valore speciale per Decelle. "L’ho trovata in un deposito della spazzatura di Bruxelles, dove arrivavano i camion dai quartieri più chic della città", racconta l'ingegnere in un'intervista a Repubblica. Decelle ricorda che alla fine degli anni Ottanta la classe media voleva "disfarsi di tutto quello che aveva intorno per comprare cose nuove, magari di pessima qualità. Mentre tornavo a casa con quella sedia ho capito che dovevo salvare quegli oggetti di design che appartengono al periodo della mia giovinezza. Un’epoca favolosa, non volevo che venisse trattata come un rifiuto da smaltire".

Da quel ritrovamento, l'ingegnere inizia a sfogliare vecchi cataloghi e a rintracciare, per poi comprare, mobili e lampade di Kartell. Poi passò ai prodotti Artemide e a quelli di altri marchi italiani di design. Esplorare tutta l'Europa attraverso i suoi manufatti in plastica fu il passo successivo. Decelle ha battuto i mercatini delle pulci, le cantine e i rigattieri per creare la sua collezione, sottoposta comunque a uno stretto rigore di scelta. Anche la mostra Plasticarium ha girato l'Europa, prima di stabilizzarsi a Bruxelles. All'arrivo dell'esposizione, le istituzioni culturali chiamavano Decelle per salvare dai rifiuti gli arredi dismessi.

Plasticarium raccoglie tutti questi oggetti, in un'esplosione di forme, colori brillanti, un simbolo della gioia di vivere che pervase il design italiano all'inizio degli anni Sessanta. "Giovani architetti di valore e industriali coraggiosi intuirono che la plastica, il materiale nuovo che avrebbe cambiato il XX secolo, aveva delle potenzialità creative eccezionali. In questi oggetti si concentra un grande sogno sociale e politico che venne messo bruscamente in discussione dalla crisi petrolifera del 1973", ricorda Decelle.

Gli oggetti esposti in Plasticarium sono i veri protagonisti della mostra: allestimenti minimi, colata di resina sul pavimento, pilastri di cemento a vista e le opere, nient'altro che le opere, esposte senza un ordine preciso. Sembra che il filo rosso dell'esposizione sia più emotivo che teorico. Infatti, accanto ai grandi nomi del design, ci sono oggetti anonimi, che però hanno cambiato la storia dei consumi. Ne è un esempio la radio a transistor Panasonic Toot-a-Loop (1966). Non mancano le calcolatrici Olivetti di Bellini, che Decelle descrive così: "L’aspetto è giocoso e il caucciù che ricopre i tasti li rende morbidi al tatto, una sensazione simile a quello che si prova oggi con i touch screen".

Tra gli oggetti più interessanti esposti all’Adam c’è la poltrona Dondolo di Cesare Leonardi e Franca Stagi del 1967. "Lo considero il pezzo più interessante della mia collezione", spiega Decelle "È bellissimo come una scultura eppure mantiene tutta la sua utilità pratica, anche se io non ho mai avuto coraggio di sedermici sopra. Ne restano una quindicina di esemplari e non ho voluto correre il rischio di romperla".

La necessità di creare una mostra nasce anche dal fatto che il deposito dove Decelle accumulava gli oggetti, non bastava più. "Gli oggetti in plastica sono sì eterni, ma vanno curati: le superfici e i colori possono perdere lucentezza e ingiallire. Avevo messo pellicole contro i raggi ultravioletti alle finestre, installato i deumidificatori e la temperatura era fissa sotto i quattordici gradi. Non è facile gestire una collezione di queste dimensioni", spiega il collezionista.

La grande utopia del design degli anni Sessanta e Settanta aveva il suo centro proprio nella plastica. Tutto – dalle cucine agli abiti e ai gioielli – sembrava ritornare a nuova vita grazie a questo materiale, che è pura creazione umana. Plasticarium e il suo creatore hanno cercato di riassumere questo spirito in tutta la collezione, consegnando al futuro la storia di questo rivoluzionario materiale.

Foto Copyright : ADAM – Christophe Licoppe / Befocus

 

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