Ci sono davvero alternative sostenibili alle stoviglie monouso in plastica? - pro-mo.it

Ci sono davvero alternative sostenibili alle stoviglie monouso in plastica?

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La recente direttiva dell’UE che prevede la messa fuori legge di stoviglie e posate monouso in plastica ha sollevato non poche perplessità fra gli addetti ai lavori all’interno delle aziende produttrici di questi prodotti.

La prima legittima domanda è “quali sono le alternative alla plastica in termini di sostenibilità ambientale, funzionalità, sicurezza igienica e costo?” .

La risposta a questa domanda dimostra che ad oggi le stoviglie in plastica sono una soluzione che risponde appieno ai principi di sostenibilità globale. Ecco perché.
L’impatto ambientale del ciclo di vita delle stoviglie monouso compostabili in PLA e polpa di cellulosa è mediamente superiore a quello delle stoviglie in plastica – polipropilene e polistirene – come dimostra lo studio di Life Cycle Assessment (LCA) scarica lo studio, oltre ad avere tuttora limiti funzionali rispetto alla versatilità delle stoviglie in plastica.
Le stoviglie riutilizzabili in vetro e ceramica sono certamente più “ecologiche” ma presentano innegabili problemi di sicurezza. Il loro uso negli eventi pubblici è sempre più soggetto a restrizioni e divieti.
Le stoviglie in carta hanno un minore impatto ambientale rispetto alla plastica, ma hanno a loro volta dei limiti funzionali e un costo superiore.
Quanto ai tanti prodotti in diverse fibre vegetali, che provengono soprattutto dall’Estremo Oriente, presentano caratteristiche così variabili in termini di sostenibilità, soprattutto in termini di biodegradabilità/compostabilità, da renderne difficile una classificazione e valutazione.

“la cosa più singolare”, commenta Marco Omboni presidente di Pro-mo – Gruppo produttori di stoviglie monouso in plastica – “è che gli organismi europei suggeriscono con convinzione che le scelte vengano effettuate sulla base di studi LCA condotti secondo le norme UNI EN, ma non hanno minimamente preso in considerazione i risultati dello studio LCA più completo ed esaustivo che abbiamo promosso. Così come hanno ignorato le prese di posizione di UNEP, organo delle Nazioni Unite che si occupa di ambiente e della ONG Deutsche Humwelthilfe che hanno espresso posizioni coerenti con i risultati del nostro studio.”

La messa al bando delle stoviglie di plastica dovrebbe, nelle intenzioni della UE, ridurre il littering. A questo proposito vale la pena di sottolineare che la massima parte del littering marino è causato dai rifiuti provenienti da paesi extra europei. Inoltre secondo le stime di Pro.mo la plastica utilizzata in Europa per le stoviglie monouso non supera il 3% della plastica utilizzata per produrre packaging.
Mettendo insieme i due dati, appare evidente come bandire le stoviglie monouso in Europa darebbe solo un minimo contributo alla riduzione del littering, che resta comunque un problema – legato perlopiù alla cattiva educazione- che coinvolge anche, ma non solo, le stoviglie in plastica.
“Il littering è la peggiore pubblicità verso i nostri prodotti” aggiunge Marco Omboni “Noi siamo più che disponibili a sostenere attività per migliorare i sistemi di raccolta e comportamenti individuali, ma queste azioni devono far parte di progetti condivisi”.

Marco Omboni è molto critico sulle misure annunciate dall’UE. “Ci si aspetterebbe che le decisioni non fossero prese, come appare, sull’onda dell’interesse a soddisfare l’opinione pubblica con azioni demagogiche e percorrendo scorciatoie. Anziché proporre bandi si dovrebbero proporre misure per migliorare materiali, sistemi di raccolta e di riciclo. Le stoviglie sono a tutti gli effetti assimilabili al packaging e come tali dovrebbero essere inquadrate, controllandone meglio la diffusione e facendole rientrare in sistemi di gestione dei rifiuti plastici che in tante nazioni europee, fra cui l’Italia, danno risultati sempre più incoraggianti.”
Conclude Omboni “noi siamo perfettamente consapevoli dell’importanza della sostenibilità e siamo pronti a impegnarci per un continuo miglioramento; riteniamo però che si debbano seguire percorsi ragionati e non favorire misure superficiali e controproducenti rispetto alla reale sostenibilità globale.”

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