Critiche alla direttiva UE che mette al bando le stoviglie monouso in plastica

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Iniziano a prendere corpo le critiche nei confronti della direttiva dell’Unione Europea che prevede la messa al bando delle stoviglie monouso in plastica e altri oggetti come cannucce, mescolatori per bevande e cotton fioc. Dopo l’articolo pubblicato dal Daily Telegraph che riporta la posizione di Sally Baken, esperta del Ministero dello sviluppo, dell’energia e della strategia industriale inglese, per la quale bandire le plastiche sarebbe un grande danno per l’ambiente, si registrano altre prese di posizione che mettono in luce la scarsa utilità della direttiva rispetto agli obiettivi di tutela ambientale.

Jurgen Bruder direttore di IK, associazione tedesca dei produttori di imballaggi in plastica, rileva come questa ipotesi sia in contrasto netto con la Plastics strategy varata da Bruxelles, in base alla quale l’intera filiera condivide la responsabilità per recupero e riutilizzo dei rifiuti in modo sostenibile. Secondo Bruder si dovrebbero promuovere azioni concrete per il recupero dei rifiuti e un uso efficiente delle risorse, sensibilizzando i cittadini, che sono anch’essi parte del problema, a comportamenti corretti nella gestione dei rifiuti. Sempre secondo Bruder i divieti non servono ad aumentare la consapevolezza, ma rischiano di deresponsabilizzare i comportamenti individuali.

Bruder si stupisce che l’UE non tenga in considerazione gli studi LCA sul ciclo di vita dei prodotti, che spesso scagionano le stoviglie di plastica rispetto ad altri materiali, ma al contrario si pensi di bandirle. Piatti e bicchieri di plastica in molte circostanze, per esempio nei grandi eventi e nelle emergenze, sono insostituibili per praticità, sicurezza e igiene e sono sempre raccolti e recuperati.

Inoltre a nulla servirà l’eventuale bando delle stoviglie in plastica per contrastare l’inquinamento marino che è provocato per oltre l’80% da paesi asiatici e solo per l’1% dall’Europa.

Un’indiretta conferma della scarsa utilità del bando viene anche dall’industria petrolchimica che non sembra affatto preoccupata dalla guerra dichiarata alla plastica monouso, ma è in generale impegnata nell’ampliamento dei propri impianti. Shell e BP stimano che se tutte le plastiche monouso venissero eliminate in tutto il mondo si avrebbe una riduzione della domanda di sostanze chimiche solo del 3/4%.

Questi elementi dovrebbero far riflettere i legislatori; le problematiche ambientali e soprattutto il marine litter non si migliorano mettendo al bando dei prodotti con un ruolo marginale, ma portando avanti con determinazione strategie di economia circolare e potenziando il recupero dei rifiuti e il loro riciclo.

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