Eliminare lo spreco, non la plastica. Promossi dalla Federazione Italiana Cuochi. - pro-mo.it

Eliminare lo spreco, non la plastica. Promossi dalla Federazione Italiana Cuochi.

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A chi auspica l’estinzione del “piattino di plastica” e gioisce alla proposta di direttiva dell’Unione Europea che per ridurre l’inquinamento marino da plastica vuole bandire piatti e posate di plastica, Pro.mo – l’associazione che raggruppa i Produttori di Stoviglie Monouso in Plastica – risponde che un bando europeo rischia di essere inefficace rispetto all’obiettivo. È noto infatti che il 90% della plastica presente nei mari è portata da 10 grandi fiumi, tutti extra europei.
Vale inoltre la pena di aggiungere che la materia plastica usata per produrre piatti e posate è solo lo 0,6% di tutta la plastica utilizzata in Europa.

Vietare l’uso delle stoviglie in plastica rischia di creare disagi in circostanze come emergenze ed eventi di massa, dove risulta praticamente impossibile fare ricorso alle stoviglie riutilizzabili, che rappresentano la soluzione più ecologica. Rispetto ad altre alternative, la ricerca comparativa LCA promossa da Pro.mo e sottoposta a critical review da parte di SGS, società leader nel mondo della certificazione di qualità, ha dimostrato che l’impatto ambientale dell’intero ciclo di vita delle stoviglie in plastica tradizionale è mediamente inferiore a quello di alternative ritenute più “green” come le stoviglie in bioplastica PLA e quelle in polpa di cellulosa.

Abbiamo chiesto a Rocco Cristiano Pozzulo, presidente di FIC ­- Federazione Italiana Cuochi, con cui Pro.Mo ha da due anni una collaborazione– cosa ne pensa della proposta UE di vietare i piatti e le posate di plastica. “La nostra associazione raggruppa 18.000 cuochi e chef professionisti che operano negli ambiti più diversi della ristorazione, intercettando abitudini ed esigenze di consumo differenziate. Non v’è dubbio che per praticità, igiene e, diciamolo pure, prezzo, le stoviglie in plastica sono una scelta coerente in situazioni di consumo nelle quali è problematico, se non impossibile, usare stoviglie tradizionali. Anche per questioni di sicurezza l’uso di materiali come vetro e ceramica è vietato in eventi di massa all’aperto.
Siamo ovviamente consapevoli che l’ambiente sia un bene da preservare e la nostra associazione è impegnata a diffondere fra i propri associati la cultura del buon uso dei materiali e le pratiche anti spreco: la nostra collaborazione con Pro.mo non prescinde ed anzi si fonda proprio su questi obiettivi.
Del resto, il rapporto con i Produttori di Stoviglie Monouso in Plastica è nato grazie all’utilizzo di stoviglie monouso in plastica di aziende associate a Pro.Mo da parte del nostro DSE (Dipartimento Solidarietà ed Emergenze) in occasione di
eventi emergenziali, e si è poi allargato ad altri progetti come, ad esempio, Re-cipes: le ricette del riuso, una serie di pillole video volte a promuovere la lotta allo spreco alimentare e la cultura del riciclo. Per combattere lo spreco alimentare stiamo inoltre sviluppando insieme a Pro.mo un nuovo e ambizioso progetto che mira a coinvolgere numerosi ristoranti su tutto il territorio nazionale”.

La salvaguardia dell’ambiente è un impegno collettivo e individuale. Siamo sicuri che criminalizzare i materiali e non i comportamenti sia la scelta giusta? Bisogna sicuramente promuovere progetti che portino al massimo possibile la percentuale di prodotto riciclato ma anche combattere lo spreco punendo la dispersione di rifiuti nell’ambiente, causa principale dell’inquinamento.

Ci chiediamo, alla luce dei dati che abbiamo riportato, come possa il bando di piatti e posate di plastica incidere significativamente sul problema dell’inquinamento marino. Non sarebbe più efficace migliorare e potenziare i processi di riciclo che, a livello italiano ed europeo, hanno già registrato una forte crescita negli anni recenti?

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