Europarlamentari: Direttiva UE sulla plastica danneggia il Made in Italy - pro-mo.it

Europarlamentari: Direttiva UE sulla plastica danneggia il Made in Italy

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Un gruppo di parlamentari italiani, che va da Forza Italia, alla Lega al Pd, ha denunciato l’eccessiva fretta, le mancate valutazioni sull’impatto economico e l’approccio ideologico contenuti nella decisione della Commissione Europea volta a ridurre l’impatto di certi prodotti plastici monouso sull’ambiente che riguarda piatti e posate di plastica. “Il tema dell’inquinamento dei nostri mari causato dalla plastica è certamente rilevante e ha bisogno di una risposta immediata e concreta – spiega Elisabetta Gardini, eurodeputato del PPE e membro della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo – tuttavia secondo stime del Programma ambiente delle Nazioni Unite (Unep), l’inquinamento da plastica presente negli oceani (che da mesi ci viene mostrato sui media) non proviene dall’Europa ma 10 fiumi presenti in Asia, Africa e Sud America, in particolare: i fiumi Yangtze, Xi e Huanpu in Cina, del Gange in India, dell’Oyono al confine tra Camerun e Nigeria, di Brantas e Solo in Indonesia, del rio delle Amazzoni, per lo più in Brasile, del Pasig nelle Filippine e dell’Irrawaddy in Birmania. A fronte di questo grave problema, che però origina come si è detto fuori dall’Europa, si è prodotta una Direttiva che vuole bandire dal mercato in soli 2 anni certi prodotti monouso in plastica (piatti, posate, cannucce e mescolatori) e ridurne fortemente l’uso di altri in 4 anni (come i bicchieri peraltro sia quelli in plastica sia quelli in carta) senza che sia stata fatta alcuna valutazione sull’impatto economico che questa decisione avrà sulle imprese (che sono quasi tutte italiane) e l’occupazione che lavoratori che operano nel comparto del monouso della plastica e nell’indotto”. “Non è nemmeno stata chiesta – le fa eco Nicola Caputo, parlamentare europeo di S&D – una valutazione all’EFSA (L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) sui rischi per la sicurezza alimentare che i prodotti monouso di plastica in certi contesti garantiscono (si pensi agli ospedali o alle aziende di produzione). Insomma, questa Direttiva affronta una battaglia giusta (quella della riduzione della plastica nell’ambiente) ma con strumenti inadeguati e superficiali e con una fretta motivata solo dall’approssimarsi della scadenza elettorale della prossima primavera. La soluzione non è nei proclami ideologici o nei divieti inapplicabili ma in una seria politica di riciclo. Occorre dare agli Stati Membri degli obiettivi anche molto sfidanti di recupero della plastica. Solo così si va verso la risoluzione del problema: agendo non solo sui produttori ma soprattutto sui consumatori, tramite azioni mirate, per indurli a comportarsi in maniera diversa. La messa al bando tout court non servirà a risolvere il problema visto che solo lo 0,6% della plastica utilizzata in Europa finisce in mare. Manca inoltre una valutazione sull’inquinamento generato dai materiali alternativi. Il rischio è quello di passare da un inquinamento visibile ad uno invisibile e più dannoso”. “Gli articoli monouso in plastica – commenta anche l’eurodeputato della Lega Nord Oscar Lancini – sono un prodotto dell’industria italiana: un Made in Italy esportato in tutta Europa. La Commissione Europea ha realizzato una direttiva che provocherà in Italia una grave crisi imprenditoriale e occupazionale. Nel nostro Paese infatti operano 25 imprese leader a livello internazionale che producono unicamente prodotti monouso in plastica che danno lavoro a oltre 3mila persone per 1 miliardo di euro di giro d’affari. Queste aziende, nel momento stesso dell’approvazione della direttiva rischiano di cessare l’attività perché non esistono i tempi e le condizioni per la riconversione. E sono solo la punta dell’iceberg: senza questi prodotti vari settori dei servizi di catering, delivery, somministrazione di cibi e bevande rischiano grosso”. Un gruppo di parlamentari italiani sta proponendo una serie di emendamenti volti a ridurre gli impatti negativi della direttiva tra cui l’ipotesi di esclusione dei cosiddetti “closed loops”, ossia l’utilizzo degli articoli monouso in plastica in quegli ambiti chiusi dove è attiva e obbligatoria la raccolta differenziata dei rifiuti (uffici, fabbriche, scuole, università, ospedali) “Qui siamo veramente all’assurdo – conclude l’eurodeputato Lancini – vorrebbero limitare e abolire dai bicchierini alle palette del caffè ai piatti di plastica anche in quei luoghi dove è attiva un’efficiente raccolta differenziata dei rifiuti e questi prodotti vengono correttamente riciclati e pertanto non hanno alcuna possibilità di finire in mare”.

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