Francia, bando alle stoviglie monouso. La finta rivoluzione di un paese che non sa riciclare - pro-mo.it

Francia, bando alle stoviglie monouso. La finta rivoluzione di un paese che non sa riciclare

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La messa al bando di piatti e bicchieri monouso in plastica varata dalla Francia continua a far discutere. Il provvedimento prevede che entro il 2020 siano messi in commercio solo tazze, piatti e bicchieri usa e getta idonei al compostaggio domestico e contenenti almeno il 50% di materiale biobased. Ma questa legge non mette tutti d'accordo.

A sottolinearlo Antonio Ciotti, presidente di CoRePla, Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio ed il Recupero degli Imballaggi in Plastica, in un'intervista concessa all'AdnKronos fa notare che la Francia è indietro sul riciclo delle stoviglie monouso. In Italia si è già in grado di differenziare e riciclare, mentre oltralpe non succede a causa dell'arretratezza tecnologica degli impianti di riciclo.

Fa eco al presidente Ciotti anche Marco Omboni, presidente di Pro.mo – Gruppo Produttori Stoviglie monouso in Plastica. «Apprezziamo la gentile concessione di tempo per la riconversione, prima dell’applicazione di una legge proibizionistica. In realtà il fattore “tempo” è sì fondamentale, ma per giungere finalmente allo sviluppo di materiali alternativi alla plastica che siano effettivamente sostenibili, in termini ambientali e non solo».

«In realtà ad oggi, sgombrato il campo da tanti auspici ed illusioni, resta uno studio LCA comparativo condotto secondo le norme Uni (ed asseverato come correttamente realizzato da uno dei più importanti enti di certificazione di qualità mondiali, SGS), che afferma che le stoviglie monouso “tradizionali” in plastica sono mediamente meno impattanti sull’ambiente di prodotti alternativi compostabili, percepiti invece come più “green”. Uno studio che può non piacere, che probabilmente sorprende, uno studio attaccato o accantonato o ignorato, che dovrebbe invece servire da base per un confronto serio e costruttivo».

«Una volta di più va detto: le aziende di Pro.Mo non combattono una battaglia di retroguardia, sperimentano ed usano da anni materiali alternativi alla plastica, compostabili o biodegradabili o da fonte rinnovabile; e in questi anni abbiamo sviluppato conoscenze e competenze che, oltre a consentirci di conquistare mercati europei, ci fanno dire che quando le bioplastiche saranno effettivamente “pronte”, pronti saremo noi ad utilizzarle massivamente. Ma oggi non è così».

«Infine, un’osservazione sul riciclo: come giustamente osserva il presidente di CoRePla Antonello Ciotti, il sistema di raccolta e riciclo delle plastiche in Italia funziona certamente meglio che in altre nazioni europee, Francia in primis. Sarebbe auspicabile che invece di sostenere a colpi di leggi ed editti solo l’affermazione delle attuali bioplastiche, si dedicassero risorse al miglioramento continuo di queste ultime da un lato, e dall’altro all’estensione delle attività di riciclo delle plastiche».

«Trasformare una volta per tutte il concetto di “monouso” in quello di “riuso in forma diversa”, non è un sogno ma un obiettivo raggiungibile grazie alla stessa chimica e fisica della plastica, che ha la possibilità di trasformarsi più volte in nuovi oggetti, senza i quali la vita moderna, ci piaccia o no, sarebbe inimmaginabile».

 

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