Il littering: un problema che richiede educazione e approfondimenti scientifici

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Le plastiche e i prodotti in plastica sono sempre più spesso chiamati in causa quando si parla di littering. Non v’è dubbio che la resistenza della plastica è un problema in caso di dispersione dei rifiuti per cattivo comportamento o per mancanza di mezzi di raccolta.

La soluzione del problema del littering e del littering marino in particolare, che tanta preoccupazione desta nelle istituzioni e nella pubblica opinione, non sembra risiedere nel passaggio a prodotti bioplastici, come peraltro affermano Istituti scientifici e associazioni ambientaliste (es. UNEP, agenzia ONU per l’ambiente e Deutsche Humwelthilfe).

Secondo una ricerca condotta da un team di biologi dell’università di Pisa le buste biodegradabili di ultima generazione dopo sei mesi di esposizione presentano ancora una massa pari all’85% del peso inziale. Il gruppo di lavoro di Pisa mette in guardia dal fatto che gli effetti diretti e indiretti del processo di degradazione sull’habitat marino non sono ancora adeguatamente indagati dalla letteratura scientifica.

Bisogna inoltre considerare che  la stragrande maggioranza dei rifiuti plastici oceanici ha origine asiatica. La rivista Environmental Science and Technology dell’America Chemestry Society ha pubblicato uno studio che dimostra come i fiumi, per lo più asiatici, siano i vettori dei rifiuti che inquinano il mar cinese, il mar giallo e quello arabico, mentre l’inquinamento del Mediterraneo è in larga misura attribuibile al Nilo.

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