La Commissione Europea ignora le valutazioni sull’impatto dei prodotti monouso del suo stesso Comitato di Controllo? - pro-mo.it

La Commissione Europea ignora le valutazioni sull’impatto dei prodotti monouso del suo stesso Comitato di Controllo?

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La Commissione Europea continua a lavorare sulla proposta che prevede la messa al bando di una serie di articoli monouso in plastica, anche se di recente è venuto alla luce che il nuovo rapporto del Comitato di Controllo Normativo della stessa Commissione (pubblicato ad aprile dopo che a marzo aveva espresso parere negativo sul rapporto) solleva domande sulla coerenza e sulla base probatoria dei dati di supporto alla decisione di vietare i dieci articoli.

Il nuovo rapporto di valutazione dell’impatto ambientale pubblicato “in sordina” dalla Commissione sembra infatti suggerire che molti elementi dovrebbero essere più chiaramente dimostrati.

Per quanto riguarda i prodotti monouso in plastica la proposta dovrebbe chiarire in che misura la plastica finisce negli oceani a causa di falle nell’attuale legislazione o a causa di carenze nell’implementazione delle norme. Dovrebbe inoltre dimostrare che l’introduzione di misure contro i 10 prodotti monouso più frequentemente trovati sulle spiagge è più efficace rispetto al rafforzamento dell’attuale legislazione o a un maggior rigore nella sua applicazione.

Il rapporto riporta gli effetti dannosi dei 10 prodotti monouso nel loro insieme, mentre prevede delle misure specifiche per ogni singolo prodotto. Si dovrebbe dimostrare che ognuno di questi prodotti, preso singolarmente, provoca danni che giustificano la misura proposta. Questo è particolarmente importante per quegli articoli che si trovano con minore frequenza, poiché rappresentano soltanto una piccola parte delle macroplastiche trovate nei mari.

Il report rivisto fornisce dei chiarimenti sull’utilizzo delle statistiche relative alla plastica nei mari. Tuttavia restano diverse incongruenze nei dati. In particolare in diverse parti del rapporto si dice che la plastica monouso rappresenta la metà di tutti gli articoli (sia di plastica che non) trovati sulle spiagge, si dice però anche che rappresenta la metà dei prodotti in plastica. È evidente che una delle due affermazioni non è corretta. Più in generale il report dovrebbe evitare affermazioni imprecise o infondate e menzionare esplicitamente le notevoli incertezze circa l’efficacia delle misure proposte.

Si dovrebbe chiarire con precisione quale problema si intende affrontare, l’inquinamento massivo degli oceani o il numero di articoli di plastica che si trovano sulle spiagge e nei mari. Dato il modesto impatto delle misure sul marine litter, si dovrebbe chiarire che si intende affrontare un tipo di inquinamento marino ritenuto più pericoloso specificando quali danni provoca. (Secondo Sarah Nelen, Direttore generale per l’ambiente della Commissione Europea, è la quantità numerica dei prodotti a essere più dannosa della quantità di plastica in termine di peso). Si dovrebbe inoltre dimostrare la rilevanza dei 10 articoli e la futura validità della misura.

Packaging Europe ha mostrato l’ultimo rapporto sulla valutazione di impatto a Graham Houlder coordinatore del progetto CEFLEX, una iniziativa che ha l’obiettivo di aumentare la circolarità e il riciclo della plastica flessibile in Europa. Houlder ha commentato:

“mi chiedo se sia opportuno introdurre divieti per alcuni articoli di plastica quando la stessa Commissione solleva dei dubbi sulla consistenza dei dati su cui si fonda la misura. È preoccupante che la Commissione presenti all’esterno una valutazione ambientale rivista che implicitamente richiede ulteriori approfondimenti. Ha intenzione di ignorare i dubbi molti dei quali sono già stati sollevati da vari settori industriali? Numerosi punti sono già compresi nella normativa sull’Economia Circolare, che deve ancora essere recepita dalle legislazioni nazionali. Non sarebbe meglio concentrarsi sull’implementazione delle politiche di raccolta e riciclo prima di introdurre nuove norme sulla stessa materia? La Commissione ha correttamente identificato la “Circolarità” come il fine ultimo per tutti i materiali e le iniziative come il CEFLEX dimostrano come l’industria stia lavorando per raggiungere questi obiettivi senza mettere al bando prodotti utili.

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