Plastica e sostenibilità: il bando dei prodotti monouso in plastica avrà scarsi effetti sull’inquinamento marino. Puntiamo sul riciclo - pro-mo.it

Plastica e sostenibilità: il bando dei prodotti monouso in plastica avrà scarsi effetti sull’inquinamento marino. Puntiamo sul riciclo

Plastica e sostenibilità: l’ambiente si tutela se cittadini, istituzioni locali e nazionali e industria fanno la loro parte
16 Aprile 2019
Marco Omboni a Radio24: la Direttiva europea mette in ginocchio un’eccellenza italiana.
19 Aprile 2019

Chiediamo a Marco Omboni, Presidente del Gruppo Produttori di stoviglie in plastica, che effetto ha fatto sentire politici, ambientalisti e manager presenti alla Conferenza sul futuro della plastica dire le stesse cose che Pro.mo ha sostenuto per mesi per contrastare la Direttiva Europea sulle plastiche monouso recentemente approvata.

“È la conferma che la nostra posizione era giusta, la sostenibilità ambientale non si ottiene mettendo al bando alcuni prodotti – peraltro molto marginali rispetto al problema da risolvere – ma potenziandone il riciclo, motore dell’economia circolare, che anche tutti i relatori di questa prima conferenza nazionale sul futuro sostenibile delle plastiche hanno indicato come percorso da seguire.

Noi eravamo e siamo del parere che la decisione dell’Unione Europea sia più di natura “ideologica” che ambientale.

Di questa opinione è anche Gianpietro Girotto, senatore del M5S, che in conferenza ha affermato a proposito della messa al bando delle stoviglie monouso: “l’Unione Europea ha alzato la bandierina ecologista pur consapevole di colpire soprattutto l’Italia, pur sapendo che ad oggi molti prodotti di plastica non hanno alternative e che la vera soluzione è il riciclo”.

Tutti d’accordo dunque, ma la proposta della Commissione Europea è stata approvata e dovrà essere recepita dai singoli Paesi. In Italia si è già fatto qualcosa: Il comma 802 della Legge di Bilancio individua una sorta di “via italiana” alla sostenibilità delle stoviglie monouso in plastica e bioplastica prevedendo l’aumento del riciclo dei prodotti in plastica e l’incremento sostanziale nell’utilizzo di biopolimeri in alternativa alle plastiche di fonte fossile entro il 2023. In questo modo si darebbe tempo alle imprese italiane che producono stoviglie in plastica tradizionale di convertire i propri impianti e si eviterebbe una pesante crisi con la conseguente perdita di posti di lavoro diretto, che superano 3000 unità.

Sul fronte del riciclo l’Italia è sicuramente all’avanguardia con oltre 3000 prodotti ottenuti da plastiche riciclate, certificati da IPPR “Plastica Seconda Vita”. Come ha ricordato Cristina Poggesi Segretaria generale di IPPR “in Italia si trasforma il 17% delle plastiche contro il 6% della media europea”.

Per promuovere ulteriormente il processo di circolarità è necessario che si rimuovano degli ostacoli,  ha affermato Luca Iazzolino Presidente Unionplast.

“Si devono ridurre le incertezze normative derivanti da norme comunitarie, varare misure di fiscalità premiante con un credito di imposta per le imprese che impiegano almeno il 30% di plastica riciclata, non solo per valorizzare le eccellenze ma per favorire una trasformazione larga”

L’importanza di tutelare l’industria italiana è stata ribadita da Marcella Panucci, Direttore Generale Confindustria “l’Italia è il secondo paese produttore di plastica in Europa e secondo i dati Istat un terzo della spesa per investimenti ha finalità ambientali. È un’industria capace di innovazione, ma ha bisogno di politiche certe e di essere tutelata da prodotti e materie di provenienza extraeuropai con standard ambientali inadeguati”.

L’obiettivo di raggiungere il 50% di plastica riciclata entro il 2040 è molto ambizioso, ma l’industria italiana è pronta a impegnarsi.

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