Position paper: le richieste di Pro.Mo al legislatore

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“Non v’è dubbio che le stoviglie tradizionali in vetro e porcellana hanno prestazioni ambientali nel complesso superiori alle stoviglie in altro materiale e che il loro uso dovrebbe essere privilegiato quando praticabile” dichiara Marco Omboni presidente di Pro.Mo, “ma scelte alternative alle stoviglie riutilizzabili dovranno essere basate su dati oggettivi quali gli studi LCA.

Oggi mancano assolutamente presupposti per colpevolizzare o peggio ancora bandire le stoviglie in plastica per il loro impatto ambientale.
Oltre alla sostenibilità in quanto tale c’è sempre più all’attenzione dei media il problema del littering, che potremmo definire una sorta di “distorsione” del ciclo di vita, causato soprattutto da cattivi comportamenti e dalla mancanza di adeguati sistemi di raccolta.

 

ProMo è già impegnata in azioni di sensibilizzazione per aumentare l’educazione civile, secondo il semplice principio del “non sprecare, non disperdere” che è nel nostro stesso logo. Di più si può fare e di più siamo pronti a fare in una equa suddivisione di compiti e responsabilità lungo la filiera della produzione e dell’utilizzo.
In tal senso, sottoscriviamo appieno l’impegno espresso dalla Confederazione Europea del Trasformatori di Plastica (EuPC) e da altre associazioni europee, rispetto alle aspettative della recentissima “Plastic Strategy” comunitaria”.

“Chiediamo  però, a favore della riduzione del littering e dello sviluppo dell’economia circolare della plastica, il più chiaro e completo inquadramento dei nostri prodotti, posate comprese, all’interno della direttiva sull’imballaggio e sui rifiuti da imballaggio, in modo che tutte le stoviglie monouso in plastica siano sempre sottoposte a normative nazionali sulla raccolta e il riciclo (e ai relativi contributi, come quello italiano gestito da CorePla) e ne vengano contabilizzati i flussi, aumentando le risorse destinabili all’incremento del riciclo e probabilmente riducendo la dispersione ambientale.

Chiediamo anche una accelerazione del lavoro del legislatore europeo, con i relativi controlli, volto alla definizione di circuiti di produzione di plastiche da riciclo riutilizzabili per produrre nuovi contenitori per il contatto alimentare (secondo regolamento comunitario 282/2008), plastiche che le nostre aziende potrebbero già utilizzare, anche con percentuali prossime al 100%.

Infine, dato che le campagne mediatiche contro la plastica stanno facendo crescere l’importazione di stoviglie compostabili o biodegradabili da paesi per lo più dell’estremo oriente (che, en passant, risultano essere anche le principali fonti del littering oceanico), riteniamo opportuno che tali flussi, come peraltro quelli di prodotti in plastica “tradizionale”, dovrebbero essere oggetto di attenti controlli, sia che si tratti di prodotti in plastica sia compostabili, per evitare i rischi che vengano immessi sul mercato prodotti che non rispondono alle normative e in alcuni casi anche tossici”.

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