Tra capriccio regale e utilità reale - pro-mo.it

Tra capriccio regale e utilità reale

Critiche alla direttiva UE che mette al bando le stoviglie monouso in plastica
27 giugno 2018
Un mondo senza plastica sarebbe un problema per l’ambiente
27 giugno 2018

Stoviglie compostabili al party per la Regina, stoviglie di plastica all’adunata alpina…

Scrivere qualcosa in favore delle stoviglie monouso in plastica, mentre tutti i mezzi di informazione mettono alla gogna la plastica monouso indiscriminatamente, potrà sembrare quasi oltraggioso… Ma la notizia sulla scelta “environmental friendly” di utilizzare solo stoviglie monouso in materiale compostabile per il Queen’s birthday party all’ambasciata inglese di Roma sembra così centrata sull’aspetto sociale del consumo di cibo e bevande in Italia, da meritare una riflessione.

Chi ha avuto la fortuna di partecipare ad un british party saprà di certo di cosa parlino le signore in lungo e i signori in frac, impegnati tra una tartina al caviale e un fagottino di sesamo e tapioca: di certo coglieranno la differenza fra un volgare (pardon, volgave) piatto in plastica e uno in polpa di cellulosa, color ecrù che  fa tanto “fatto a mano”, mentre magari è solo “fatto in Cina”; probabilmente nessuno si chiederà che fine faranno, una volta usate, quelle costose stoviglie compostabili, visto che il compostaggio a Roma negli ultimi anni non è che abbia funzionato proprio alla grande (“la Capitale è costretta a portare fuori dal proprio territorio di competenza circa 197.000 tonnellate annue di rifiuto umido verso il Nord Italia”).

Chi invece avesse voluto vedere un “party” un po’ meno esclusivo, con un catering un po’ meno di lusso, avrebbe dovuto fare un salto all’adunata nazionale degli alpini di Trento, poche settimane fa. Stoviglie in plastica per 600.000 persone, certo, le maledette stoviglie di plastica: ma anche grazie a quelle stoviglie quei 3/4 giorni di baldoria e di festa sono filati via senza incidenti di rilievo, e il giorno dopo la città era già tornata al suo solito e bellissimo ordine tridentino.

Qui ci sono i risultati della raccolta differenziata fatta in quell’occasione da Dolomiti Ambiente: certo, si può fare di meglio, si deve fare di meglio, ma… quali alternative? Boccali da birra in vetro, posate in acciaio? Stoviglie riutilizzabili in plastica durevole con annessa batteria di lavastoviglie in riva all’Adige? Stoviglie in bioplastica che gli impianti di compostaggio in Trentino (e non solo) scartano come frazione estranea, e la cui produzione ha un impatto ambientale mediamente più alto? Piatti in foglia di palma e posate in legno? Si, certo, il littering, la plastica nei mari, le immagini tremende di uccelli e pesci che muoiono perché ingeriscono plastica: per tutto ciò si deve fare qualcosa, si devono cambiare e ridurre i consumi.

Lo sanno tutti quelli che lavorano in questo settore (che in Italia è ahimè una piccola eccellenza che esporta in più di 30 nazioni): ogni bicchiere di plastica che galleggia nel mare, è un bicchiere di plastica di troppo; ma quel bicchiere non è arrivato al mare con le sue gambine di plastica, se è lì è solo perché qualcuno l’ha buttato dove non doveva, o il sistema di raccolta ha fatto cilecca. E magari il viaggio di quel bicchiere è cominciato da molto lontano, visto che quasi il 95% della plastica dispersa negli oceani e nei mari arriva lì attraverso 10 fiumi, fatalità tutti asiatici o africani.

Certo, qualche accidente di forchetta o di bicchiere di plastica Made in Europe, e quindi forse Made in Italy, nei mari c’è, l’abbiamo visto tutti: ma se la quantità di plastica usata per fare tutte le stoviglie monouso in Europa è meno del 3% di quella usata per fare tutto il packaging plastico (e poi ci sono le plastiche per auto, per arredamento, ecc), mettere al bando posate e piatti risolve il problema del littering? Lo riduce sensibilmente? O è forse il modo di dare un esempio, una questione di educazione europea stile “colpiscine uno (di prodotti, magari quello più antipatico e sfigato, meglio ancora se italiano) per educarne 100”?

Ma poi, anche per il littering: quali sono le alternative? Solo le stoviglie riutilizzabili migliorerebbero la situazione (ma solo per quel 3% di qualche riga fa), mentre ogni altra soluzione monouso attualmente disponibile darebbe dei benefici? Se la gente maleducata getta un bicchiere di plastica, perché non dovrebbe gettarne uno di carta ricoperta da un film di plastica, o di bioplastica? Anzi, se l’educazione, o meglio, la maleducazione è il punto, l’illusoria sensazione che stoviglie alternative abbiano risolto i problemi, non potrebbe spingere ad ancor meno cura nella gestione dei rifiuti? E quali danni possono provocare a flora e fauna marina l’ingestione di materiali comunque solo in parte “naturali”?

E allora, tornando al punto di partenza, il party per la nostra amata regina d’Inghilterra, un appello per chi ama l’ambiente: signori, in occasioni del genere usate vetro e porcellana, please, perché questa è la scelta realmente sostenibile! Ma dove questo non sia possibile, sappiate che oggi non c’è scelta più sostenibile delle stoviglie monouso in plastica: lo dicono i fatti al di là dei miti.

Cheers!

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