Ecco perché la plastica è sostenibile - pro-mo.it

Ecco perché la plastica è sostenibile

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In una recente intervista rilasciata, al Corriere Torino, Paolo Di Santo presidente di Bibo Italia, azienda associata a Pro.mo, ha affermato che la plastica è un materiale sostenibile contrariamente a quanto si è indotti a pensare in conseguenza dei continui attacchi a questo materiale.

A sostegno di questa posizione Di Santo sottolinea prima di tutto che la plastica è riciclabile. È vero che c’è ancora molto da fare (oggi viene riciclato il 43,5% dei rifiuti plastici) ma i progressi negli anni recenti sono stati notevoli.

“Come noi, anche altre aziende italiane che producono stoviglie in plastica stanno avviando linee produttive per materiali biodegradabili” sostiene Di Santo, ma questa non è una vera svolta green. È bene che i consumatori lo sappiano. Questi materiali sono sviluppati da poche multinazionali, alcune americane altre cinesi. Tutte producono nel Far East e il trasporto delle merci inquina. E le attività di riciclo del compost non sono più efficienti della plastica. Anzi.

Inoltre ci vorrà un anno e mezzo per sostituire le tradizionali linee di plastica con quelle bio-compostabili. Si dovranno affrontare numerosi problemi, primo fra tutti ii costi industriali che sono destinati ad aumentare a causa dell’alto prezzo delle materia prima tutta proveniente dall’estero.

La conseguenza sarà un aumento di almeno quattro volte dei prezzi al consumatore rispetto alla plastica.

In secondo luogo c’è tutto il canale delle vending machine: i distributori automatici erogano bevande calde in bicchierini di plastica, che la normativa Ue non ha messo al bando. Quindi continueremo a produrre anche linee in plastica. Così si fa solo confusione. E va sottolineato che stiamo giocando con tanti posti di lavoro e con la serenità delle famiglie”.

Aggiunge Marco Omboni, presidente di Pro-mo: “abbiamo fatto presente nelle varie sedi istituzionali che sono un grave errore e un danno all’industria italiana le delibere “plastic free” da parte di Comuni ed enti locali che anticipano l’entrata in vigore delle norme UE aggiungendo confusione in un settore già colpito dai divieti. Conclude Paolo di Santo: Noi tutti vogliamo lasciare un pianeta sano e pulito ai nostri figli. Per farlo, senza pregiudicare la crescita e l’occupazione, l’unica soluzione è offerta dall’economia circolare il cui motore è rappresentato proprio dalla plastica. Ogni materiale prodotto deve essere recuperato”.

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