Rifiuti, la beffa della bio-plastica: «Non buttatela nell’organico» - pro-mo.it

Rifiuti, la beffa della bio-plastica: «Non buttatela nell’organico»

Odiare la plastica: scelta consapevole o moda?
28 Ottobre 2019

Differenziata. Appello dei responsabili di Bioenergia Trentino e della Eco Center di Bolzano, le due società che lavorano i rifiuti raccolti: «I nuovi materiali come sacchetti, piatti o bicchieri sono biodegradabili ma non compostabili. Stanno rendendo impura la nostra raccolta»

Pro.mo ritiene importante riprendere questo articolo a firma di Luca Patermaier pubblicato su Trentino, che mette in luce i gravi problemi che i prodotti in bioplastica (biodegradabile) stanno creando perché di fatto non sono compostabili. Commenta Marco Omboni Presidente Pro.mo “È un paradosso che la bioplastica debba essere indirizzata all’inceneritore, mentre i prodotti in plastica, che sono riciclabili, vengono messi al bando”.

Trento. Il nemico numero uno del governo giallorosso è stato individuato, si chiama plastica e – stando all’attuale formulazione della manovra di bilancio nazionale – le aziende che la producono verranno tassate: 1 euro al chilo. A compensare la batosta sono stati messi in campo incentivi per la riconversione alla produzione di “bio-plastica”, un materiale che le famiglie italiane già cominciano a conoscere e che presto avrà un boom. Di cosa si tratta? Di prodotti creati partendo da materie prime vegetali e che pertanto sono biodegradabili, ma che non hanno la caratteristica di essere anche compostabili. Detto in parole povere: se buttate nel bosco un piatto, un sacchetto della verdura o una forchetta di bio-plastica con la scritta “biodegradabile”, questi oggetti prima o poi si decomporranno (la plastica no). E questo è un bene per la natura. Il problema è che oggi il marketing sta facendo passare come “compostabili” questi prodotti che compostabili non sono affatto. Col risultato che negli impianti di raccolta dell’umido di Trentino e Alto Adige stanno finendo sempre più rifiuti impuri, gettati dai cittadini (in totale buona fede) nel sacchetto dell’umido, ma che lì dentro non ci devono andare. I dati certificano le preoccupazioni: fino all’anno scorso l’impurità del rifiuto umido raccolto in trentino si aggirava intorno al 3%, quasi perfetto. Oggi ci avviciniamo al 10%, cioè stiamo peggiorando.

Il dato inizia ad allarmare i responsabili di Bioenergia Trentino e di Eco Center Bolzano che ogni giorno assistono impotenti alla “contaminazione” dei mastelli dell’organico che finiscono nei loro impianti (cadino e lana): «sacchetti della verdura, borse della spesa, confezioni di surgelati, piatti e forchette. oggi è tutto “biodegradabile” – dicono i tecnici degli impianti regionali – ma non per questo il materiale va gettato nell’umido. E il motivo è semplice: perché non riusciamo a lavorarlo. Il tempo di trasformazione del prodotto “umido” standard è 23 giorni, queste bio plastiche, invece, impiegano mesi se non anni per trasformarsi. Tempi non compatibili con le lavorazioni dei nostri impianti super tecnologici. E se non si decompone, il materiale continua a girare nell’impianto stesso per anni col rischio di intasare tutto».

E attenzione, dicono sempre i tecnici, che l’allarme non riguarda più solo i nuovi sacchetti della verdura o le borse della spesa. «Quelli sono il problema minore – assicura Andrea Ventura di Bioenergia Trentino – perché ormai nei rifiuti organici troviamo piatti, forchette, contenitori di gelati, perfino deodoranti. Tutto gettato lì perché c’è scritto “biodegradabile”». E la beffa maggiore è che si sta convertendo alla bio-plastica anche la grande utenza, cioè mense, catering, feste e sagre: tutti in buona fede e tutti a utilizzare piatti di “carta” che di carta non sono e che poi finiscono a intasare gli impianti.

Ma allora dove va gettata tutta questa roba? Andrebbe messa nel sacchetto del residuo. Sì, avete capito bene: nel residuo, indirizzata all’inceneritore per essere bruciata, altro che compost. La soluzione quindi è: non cambiare le proprie abitudini nella raccolta dei rifiuti, non lasciarsi sedurre dalle sirene della “bio-plastica”. Nell’umido ci vanno solo i resti di cibo.

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