«Vi spiego perché la plastica è ecologica» - pro-mo.it

«Vi spiego perché la plastica è ecologica»

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Riprendiamo l’intervista effettuata da Christian Benna per il Corriere Torino a Paolo Di Santo ceo di Bibo Italia, azienda associata a Pro.mo.

Il «cattivo» di questa storia, tacciato di inquinare mari e montagne, è un signore di 53 anni che alle porte di Torino, e in altri 3 stabilimenti in Italia, produce stoviglie monouso, posate, bicchieri per cocktail da spiaggia e per distributori automatici. Tutto (o quasi) rigorosamente in plastica. «Il materiale più demonizzato del nuovo secolo — racconta con amarezza Paolo Di Santo a capo di Bibo Italia — Vorrà dire che compreremo da Cina e Thailandia polpa di cellulosa e bioplastiche compostabili. Peccato però che inquineremo il doppio e il costo al consumatore delle stoviglie bio salirà di tre o quattro volte».

Presidente Di Santo, l’Italia non riesce a riciclare la gran quantità di plastica che consuma. Non è ora di riconvertire l’industria?
«Noi lo stiamo facendo. Abbiamo avviato linee produttive interamente biodegradabili. Ma questa non è una svolta green. È bene che i consumatori lo sappiano. Questi materiali sono sviluppati da poche multinazionali, alcune americane altre cinesi. Tutte producono nel Far East. Il trasporto delle merci inquina. E le attività di riciclo del compost non è più efficiente della plastica. Anzi».

In Piemonte c’è Novamont, tra i pionieri delle bioplastiche. Perché non collaborate con questa azienda?
«Perché Novamont sviluppa biomateriali per altre categorie di articoli, come i sacchetti della spesa-bio. Nel nostro settore la plastica rimane il principe dei materiali. E anche molto ecologico».

La plastica è ecologica?
«Certo. È un materiale che si può riciclare all’infinito. C’è un ritardo nel valorizzare la raccolta indifferenziata, lo ammetto. E credo che bisogna fare di più. Ma tutti assieme, come sistema Paese. Altrimenti rischiamo di buttare all’aria interi settori industriali inseguendo mode che di ecologico hanno ben poco».

Anche Bibo rischia di «saltare in aria»?
«La normativa che mette al bando stoviglie e cannucce entrerà in vigore nel 2021. Ma le istituzioni locali, Comune di Torino e Regione Piemonte, e non solo, giocano già oggi la partita plastic-free. La flessione degli ordini per la nostra azienda è molto elevata. Non so davvero cosa dirò a Natale ai miei 230 dipendenti. Se andiamo avanti così dovremo cominciare a fare uso della cassa integrazione. Non è un granché come risultato di politica ambientale».

La conversione alle bioplastiche non funziona?
«Guardi, ci vorrà un anno e mezzo per sostituire le tradizionali linee di plastica con quelle bio-compostabili. Ma i problemi non mancano. Il primo riguarda i costi industriali che schizzano alle stelle. E aumentano perché devo comprare materiali all’estero che oggi sono carissimi in quanto non hanno grande diffusione. Perciò i prezzi al consumatore saliranno di almeno quattro volte rispetto alla plastica. E, giocoforza, ci sarà una contrazione di mercato. E io non tifo per la decrescita felice. In secondo luogo c’è tutto il canale delle vending machine: i distributori automatici erogano bevande calde in bicchierini di plastica, che la normativa Ue non ha messo al bando. Quindi continueremo a produrre linee in plastica. Così non va bene. Si fa solo confusione. E va sottolineato che stiamo giocando con i posti di lavoro e la serenità delle famiglie».

Come ne usciamo?
«Un passo alla volta. Ma il problema sta a valle e non a monte. A tutti noi sta cuore l’ambiente. E vogliamo lasciare un pianeta sano e pulito ai nostri figli. Per farlo, senza pregiudicare la crescita e l’occupazione, l’unica soluzione è offerta dall’economia circolare. Ogni materiale prodotto deve essere recuperato».

Quindi boccia la strategia della politica che pensa di tutelare l’ambiente sostituendo i materiali ma non il modello di sviluppo?
«Siamo la patria di Giulio Natta, il premio Nobel per la chimica che ha contribuito a far diventare i polimeri materiali innovati e performanti, ma vogliamo uccidere la plastica. In Piemonte c’è, anche se oggi è in difficoltà, Mossi&Ghisolfi, secondo produttore al mondo di bottiglie di plastiche. Se pensiamo di fare sviluppo così, incollando l’etichetta green su sagre ed eventi sportivi, temo che stiamo sbagliando di grosso».

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